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Famiglie in difficoltà: ecco il reddito d’inclusione

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Con l’ approvazione definitiva del Consiglio dei ministri,  il governo ha ufficialmente istituito il Reddito d’ inclusione (Rei), un nuovo strumento di sostegno al reddito dei più poveri. Il Rei sostituisce altri due sussidi: la Sia (Sostegno all’ inclusione attiva) e l’ Asdi (Assegno sociale di disoccupazione, erogato a chi è senza lavoro ma non può più ricevere l’ indennità di disoccupazione). Il nuovo ammortizzatore sociale entrerà in vigore dal 1° gennaio 2018 e potrà essere richiesto dal 1° dicembre di quest’ anno: consisterà in un sussidio mensile di importo compreso tra 190 e 485 euro, che potrà essere percepito per un massimo di 18 mesi, rinnovabili dopo sei mesi di pausa. Secondo le stime dell’ esecutivo, saranno circa 500mila le famiglie che potranno richiede il Rei, per un totale di 1 milione 800mila persone. I fondi stanziati per finanziare questo strumento nel 2018 ammontano a un miliardo e 800 milioni, destinati a diventare 2 miliardi all’ anno dal 2019. Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, ha celebrato il varo del provvedimento con un tweet, definendolo «un aiuto alle famiglie più deboli» e «un impegno di governo e parlamento contro la povertà». Una soddisfazione condivisa anche da diversi altri membri dell’ esecutivo, da Maria Elena Boschi ad Andrea Orlando, mentre il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha evidenziato che con il Rei per la prima volta l’ Italia si dota di uno «strumento permanente di contrasto alla povertà fondato sul sostegno al reddito e sull’ inclusione sociale». Strumento che, ha aggiunto, non è «una misura assistenzialistica» perché» al nucleo familiare beneficiario è richiesto un impegno ad attivarsi». Critiche invece le opposizioni. Il Movimento 5Stelle definisce il provvedimento «sterile, fallimentare e frammentario. Per capirlo basta fare un semplice confronto tra il numero di famiglie che potranno beneficiare dell’ aiuto, circa 400mila, e il numero di famiglie che si trovano in povertà nel nostro Paese, circa 3 milioni»: a dirlo è la deputata Nunzia Catalfo, che rilancia la proposta del reddito di cittadinanza. Per il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta, il Rei è invece uno strumento «parziale e tardivo», «un pannicello caldo». Sulla limitatezza delle risorse stanziate si concentrano le associazioni di lotta alla povertà, che pure hanno accolto con favore il provvedimento dell’ esecutivo. Se la Fiopsd, la federazione italiana degli organismi che si occupano delle persone senza dimora, definisce il Rei «un grande traguardo», Save the Children chiede un piano più articolato contro la povertà minorile, mentre don Luigi Ciotti, il fondatore di Libera, parla di buona notizia anche se il numero complessivo di famiglie in povertà assoluta è di 1, 8 milioni, più alto di quelle che beneficeranno degli aiuti. Secondo il Codacons, «per intervenire concretamente nei confronti di tutte le famiglie in povertà» servirebbero 7 miliardi invece dei 2 previsti dal governo. Anche la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, riconosce che «il reddito di inclusione è un provvedimento importante», ma «servono maggiori risorse e servizi sociali moderni per sostenere le famiglie ed i più deboli». La questione principale per approntare nuove misure resta perciò quella delle risorse: domani il governo incontrerà i sindacati sui temi della previdenza, ma sembra difficile che possa accogliere le richieste delle organizzazioni dei lavoratori: pensione di garanzia per i giovani, stop nel 2019 al passaggio dell’ età per la pensione di vecchiaia a 67 anni, riduzione dei paletti per ottenere l’ Ape sociale, aumenti per le pensioni più basse. L’ esecutivo pare infatti propenso a investire le risorse a disposizione negli sgravi per l’ assunzione dei giovani, destinati nelle intenzioni a consolidare la crescita dell’ economia.